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Insula
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top
Lmwcw'mwdamwdqinsula era un tipo edilizio che costituiva il mwdgcondominio dell'mwdwantica Roma tardo-mwearepubblicana e, poi, mweqimperiale.
Contents
• Note
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Descrizione
Sulla base di rinvenimenti catastali, a Roma sotto l'imperatore mwfqSettimio Severo la popolazione era di circa 1,2 milioni di abitanti su 2000 ettari di superficie; le mwfginsulae erano pertanto 46.602 contro 1797 mwfwdomus.cite-ref-1[1] Le prime erano dimora dei plebei, mentre le seconde erano abitate dai patrizi.
Nella forma più tipica, le mwhqinsulae erano edifici a pianta quadrangolare, con cortile interno (mwhgcavedio) talvolta porticato, sul quale erano posti i corridoi di accesso alle varie unità abitative, dette mwhwcenacula, tecnicamente veri e propri "appartamenti". In questi edifici il piano terra era solitamente destinato a mwiabotteghe di vario genere (mwiqtabernae), dotate di un soppalco adibito a deposito di materiali e/o alloggio degli artigiani più poveri; ai piani superiori si trovavano gli alloggi, che diventavano meno pregiati man mano che si saliva verso il tetto. Le unità abitative andavano tipicamente da tre a dieci stanze, delle quali una di solito era di dimensioni maggiori e in posizione migliore rispetto alle altre. Il primo piano, solitamente, ospitava i mwigcenacula di maggior pregio, spesso serviti da una balconata lignea o in muratura, poggiata su mwiwmensole, che percorreva l'intero affaccio stradale. Le sistemazioni si facevano più spartane e precarie ai piani superiori, fino ad arrivare al sottotetto, dove si pativa freddo d'inverno e caldo d'estate, oltre a stillicidi d'acqua durante le precipitazioni.
Il prospetto a mattoni, in genere, non veniva intonacato, ma si poteva comunque riscontrare un effetto visivo policromo per via dell'uso di laterizi di colori e tonalità diverse per i vari elementi architettonici. I solai e le coperture erano spesso sostenute da mwjqvolte, che garantivano maggiore stabilità. Nel complesso mancavano i servizi igienici, essendo notoriamente usate a tale scopo le latrine pubbliche e le terme.
A mwlqOstia antica si conservano i resti di diversi tipi di mwlginsulae, che sono a volte riunite in caseggiati che comprendevano anche spazi per attività artigianali e servizi comuni, come nel caso del cosiddetto "caseggiato di Diana".
A mwmaRoma urbe le mwmqinsulae erano di veri e propri palazzi: gli appartamenti venivano ceduti in affitto e spesso anche in subaffitto, creando tramezzi posticci con l'ausilio di tavole di legno o panni. Ampie parti degli stabili (i mwmgsolai, le sopraelevazioni, i mwmwballatoi) erano costruite in mwnalegno e a volte le nuove costruzioni venivano "appoggiate" ai muri perimetrali di quelle preesistenti, creando un pericoloso incastro che stressava le strutture. A causa dell'affollamento del centro cittadino, gli edifici giunsero a svilupparsi in altezza anche sino a 10 piani, nonostante il tentativo di limitarne l'altezza per legge: sotto mwnqAugusto, il limite massimo di altezza era stato fissato a 70 piedi, pari a poco meno di 21 m, ma di fatto venivano tollerate entro certi limiti le sopraelevazioni realizzate in materiali più leggeri. In media comunque i piani erano quattro.
La costruzione delle mwowinsulae e il loro affitto costituiva, in particolare a Roma, un'importante fonte di reddito, a fronte della quale in alcuni casi vennero messe in atto delle vere e proprie speculazioni, risparmiando sulla quantità e qualità dei mwpamateriali da costruzione e procedendo ad ampliamenti posticci con grande disinvoltura. mwpqGiovenale e mwpgMarziale, tra la fine del mwpwI secolo e gli inizi del mwqaII, danno un vivido quadro della vita in queste abitazioni, dove il pericolo di crolli e mwqqincendi era onnipresente.
Dopo il mwqwgrande incendio di Roma, l'imperatore mwraNerone dettò norme molto severe per la costruzione delle mwrqinsulae, proibendo che avessero muri perimetrali comuni e sviluppo in altezza superiore ai 5 piani. Decretò inoltre che tutti gli edifici fossero costruiti prevalentemente in mwrgpietra e dotati di mwrwportici sporgenti dalla facciata, con servitù pubblica di passaggio e attrezzature antincendio. mwsaTraiano, a sua volta, ridusse i limiti di altezza imposti da Augusto, portandoli a 60 piedi (poco meno di 18 m). Le norme furono tuttavia largamente disattese e, tra la fine del mwsqII e gli inizi del mwsgIII secolo, lmwsw'mwtainsula Felicles, nel mwtqCampo Marzio, viene citata quasi proverbialmente da mwtgTertulliano (mwtwAdversus Valentinianos, 7) per la sua altezza straordinaria.
Note
cite-note-11. ↑ Alberto Angela, mwvgUna giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori, Milano, Ristampa 2017, p. 72 pp. 331, ISBN 978-88-04-66668-4.
Bibliografia
• Alberto Angela, mwwwUna giornata nell'antica Roma. Vita quotidiana, segreti e curiosità, Mondadori, Milano, Ristampa 2017, pp.mwxa 30–32 pp.mwxq 331, ISBN 978-88-04-66668-4.
• mwyaRanuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, mwyqL'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
• Sascha Priester, mwywAd summas tegulas. Untersuchungen zu vielgeschossigen Gebäudeblöcken mit Wohneinheiten und insulae im kaiserzeitlichen Rom, L'Erma Di Bretschneider, Roma 2002.
Voci correlate
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